Cultura

Cripte Bizantine nel Salento

Il Salento è stato per lungo tempo dominato dall’Impero Bizantino fino alla comparsa dei Normanni nell’XI secolo. L’influenza dell’arte bizantina sul territorio salentino si intravede soprattutto all’interno di chiese, cripte e degli ipogei  manifestandosi con la presenza degli affreschi tipici bizantini.

Mentre la maggior parte delle chiese sono state nel lungo tempo sostituite con gli stili che sono succeduti, come lo stile barocco, gli affreschi delle cripte e gli insediamenti rupestri sono stati custodite fino ai giorni nostri. La connivenza del rito greco o la sostituzione a quello latino hanno fatto si che si stanziassero nelle cripte dei monaci basiliani.

I monaci Basiliani, appartenenti all’antico ordine di San Basilio, giunsero in Puglia dal Medioriente, dalla Siria e dall’Egitto. Erano abituati a vivere in luoghi aridi e rocciosi, nel Salento e in generale nel Sud Italia trovarono condizioni climatiche e morfologiche a loro favorevoli. Si rifugiarono dunque nelle grotte e negli anfratti del territorio salentino, dove si nascosero per molti anni.

In questi luoghi da emarginati i monaci non persero il loro consueto spirito positivo e gioviale, facendoli diventare accoglienti dimore di preghiera. Ancora oggi si possono ammirare infatti, i colorati affreschi rappresentanti il lento scorrere della loro quotidianità.

Le cripte bizantine del Salento sono quindi una tappa obbligata per il turismo culturale, ma anche per quel viaggiatore che tende a ricercare in questi luoghi le radici di una religiosità pura e autentica.

Tra le prime cripte più note ci sono quelle presenti nella Grecìa Salentina, come a Carpignano Salentino, la Cripta di Santa Cristina che conserva alcuni tra gli affreschi più importanti del periodo bizantino, non solo per la loro antichità (X- XI secolo), ma soprattutto perché nelle iscrizioni sono custoditi i nomi dei committenti e dei pittori e le date precise degli interventi pittorici.

Nell’abside destra è affrescato Cristo in Trono con la Madonna Annunziata e l’Arcangelo Gabriele. L’insieme, noto come Gruppo di Teofilatto, risale al 959. L’abside sinistra è occupata dal Gruppo di Eustazio, il pittore che lo realizzò nel 1020.

A Castrignano dei Greci vi è la cripta di Sant’Onofrio, e di San Giorgio a Cursi, la cripta di Santa Maria a Poggiardo è stata snaturata degli affreschi originari ora conservati nel Museo degli affreschi sempre a Poggiardo, la cripta di San Salvatore a Giurdignano di cui molto importante è il soffitto scolpito per creare un percorso simbolico interno che porta verso le absidi. Intorno alle campagne di Giurdignano, tra Minervino di Lecce e Giuggianello si possono trovare alcuni Menhir e insediamenti rupestri si ad uso civile che liturgico.

Giunti a Otranto conviene proseguire a piedi seguendo il tracciato del Canale dell’Idro o di Carlo Magno. Si sale così su una lieve ondulazione nota come Monte Sant’Angelo, sul quale si trova la cripta omonima e l’Insediamento rupestre della Valle dell’Idro.

Sulle pareti di roccia si possono notare molte incisioni dei tristemente noti vascelli turchi. La cripta risulta molto danneggiata e conserva intatta l’iconostasi litoide con le navate, terminanti in tre absidi. Della decorazione parietale si conservano solo due affreschi, anch’essi molto danneggiati e ascrivibili al XIII-XIV secolo.

Tornati nell’abitato, ci si dirige verso il Colle della Minerva, dove si trova l’Insediamento rupestre della Valle delle Memorie. Appaiono anche in questo caso numerose grotte e la Cripta dedicata a San Nicola.

L’edificio, la Basilica di Otranto in epoca bizantina, è a croce greca inscritta, con tre navate scandite da quattro pilastri. L’interno era arricchito da affreschi, tra i quali spicca la Lavanda dei piedi, sulla volta della navata sinistra, databile al X secolo e attribuibile a Teofilatto, il pittore attivo nella cripta di Santa Cristina a Carpignano Salentino.

Sulla strada per i Laghi Alimini, si trova infine l’Insediamento rupestre di San Giovanni, con grotte ricche di graffiti, incisioni e iscrizioni.

Scendendo verso il basso Salento ci sono delle cripte molto interessanti da visitare.

L’antico centro messapico di Ugento conserva la Cripta del Crocifisso nei pressi del bivio per Casarano e Melissano, nelle cui vicinanze è possibile rintracciare anche tombe dell’Alto Medio Evo. Architettonicamente, l’ipogeo si presenta diverso rispetto all’impostazione originale a causa di interventi che ne hanno modificato la struttura.

La decorazione pittorica è priva di continuità e comprende diverse scene, mentre la volta è decorata con affreschi raffiguranti animali fantastici. Interessante è anche la visita agli insediamenti rupestri vicini. Da Ugento si giunge a Casarano e il vicino Casaranello.

Ubicata sulle serre di Casarano, la Cripta del Crocefisso o di Santa Caterina è quasi del tutto d’origine naturale. L’ipogeo, di forma vagamente rettangolare, termina in due corridoi, di cui uno legato al culto e l’altro destinato forse a deposito di derrate.

Il programma decorativo può essere diviso in due diversi interventi, di cui uno con l’Arcangelo Michele e santi anonimi, più antico e di difficile datazione; l’altro, di minore importanza, databile tra XVI e XVII secolo in corrispondenza con la ripresa del culto nella cripta.

A Casarano, nella Chiesa di Santa Maria della Croce, sono custoditi bellissimi affreschi d’epoca bizantina e medievale. Tra le pitture legate al rito greco spicca la bellissima Santa Barbara, superbamente ingioiellata. Nei dipinti medievali, i carcerieri di Cristo hanno tratti somatici mongoli e sono pertanto databili al XIII secolo, in corrispondenza con l’avanzata degli uomini di Gengis Khan.

 

Nei pressi di Acquarica del Capo al confine con la campagna di Specchia, come accennavo in precedenza, c’è la cripta della Madonna delle Rutte. L’ingresso della cripta Madonna delle rutte è stata chiusa con un cancello per preservarla dai ripetuti atti vandalici che nel corso degli anni hanno recato consistenti danni alla lunga caverna.
Al suo interno una lunga serie di iscrizioni datata tra il XII e il XVI secolo lasciate dalle mani dei pellegrini che qui sono passati per rivolgere una preghiera alle entità celesti che li guidavano lungo il loro cammino verso de Finibus Terrae.

 

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